22/08/19

La paziente del letto 403


Delle 458.151nascite registrate in Italia nel 2018, per circa 1000 di loro è stata diagnosticata l’ Encefalopatia ipossico- ischemica, patologia in parte provocata dalle conseguenze di un parto prematuro o da una rara matrice genetica, ma per la maggior parte imputabile ad una cattiva pratica medica. Il danno cerebrale per il neonato, rilevabile da subito attraverso l’EEG e la RM,  è  spesso devastante, arginabile nelle prime 6 ore di vita con la "terapia del freddo", che limita i danni cerebrali ma non li recupera. Il futuro del nascituro da parto asfittico sarà compromesso per sempre, come anche la qualità di vita della sua famiglia.

Pubblichiamo la straziante testimonianza di una giovane mamma che entrata sorridendo in sala parto ne è uscita senza più un futuro normale per lei e per il suo bambino. Ha cercato risposte Valentina, risposte che non sono mai arrivate. Nella stessa giornata, nel medesimo Presidio Ospedaliero, nella medesima sala parto una partoriente, lasciata sola,  vede scivolare la propria figlia  dal grembo, cadere a faccia a terra e morire. 
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All’attenzione del Direttore Sanitario: Dott…………………………………
E.P.C. All’attenzione del Direttore Generale: Dott. …………………….

Dott…………………….sono Valentina…………., una paziente dell’ Azienda Ospedaliera, dimessa il ………….

Sono stata ricoverata il …….maggio 2019 presso il Dipartimento ad Attività integrata Materno Infantile diretto dal professore………………………………………………………il ,  in sala parto ho dato alla luce mio figlio Luigi.  L’ho visto mentre lo tiravano via da me sporco di sangue. I miei genitori e quelli di mio marito erano in corridoio e se lo sono visto passare sotto gli occhi, in incubatrice, intubato e scuro in volto. Erano più o meno le 10,20  Luigi veniva ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale per difficoltà respiratorie. Da quel momento nessuno ha saputo, o voluto dirmi cosa è successo.           -    Dott. ………….., non potete neanche immaginare quanta disperazione e quanta angoscia hanno accompagnato quei momenti e le ore a seguire. E quanta disperazione e quanta angoscia ancora viviamo io, mio marito e i nostri cari per un evento che da gioioso si è trasformato in dramma. Nessuno sa, o non vuole spiegarci, cosa è accaduto nelle ultime fasi del parto. Ci hanno lasciati soli, senza alcun supporto psicologico. Spariti tutti,  a cominciare dal mio ginecologo personale, lo stesso professore…………, che non è mai venuto a visitarmi in reparto e che a tutt’oggi  non ci ha neanche contattati telefonicamente.  Sono diventata per tutti,  solo la paziente sfortunata del letto 403.
Parto asfittico, questa la diagnosi del ricovero alla T.I.N. - Ma cosa l’ha provocato?  La risonanza magnetica ha evidenziato danni cerebrali al cervello del piccolo Luigi, che ora è ricoverato in Sub Intensiva, sempre presso l’ Azienda Ospedaliera …………………
Durante tutto il periodo della gravidanza, gli esami clinici e strumentali sono sempre stati ottimi. Sia per me che per il bambino. Anche in sala parto il monitoraggio strumentale era ottimo. Ero li, ero lucidissima - Aspettavamo questo figlio da 7 anni. Cosa è successo?
Dott…………, io e mio marito Le chiediamo, come genitori e come cittadini-utenti, di promuovere un incontro, presso il Suo ufficio, con il ginecologo e l’ ostetrica che hanno seguito il mio percorso assistenziale e le fasi del mio travaglio in sala parto. Un incontro che io e mio marito riteniamo doveroso concedere alla nostra angoscia e alla nostra disperazione. 
In supporto a tale richiesta porto all’attenzione delle Vostre competenze professionali e Istituzionali quanto segue: In data ………maggio 2019 giungevo al pronto soccorso ostetrico dell’Azienda. Dopo la visita ambulatoriale completa di esami, venivo ricoverata al IV° piano della struttura sopra menzionata.  Espressi la volontà per un parto con taglio cesareo, motivato dal mio bacino piccolo e dal peso del bambino che si aggirava sui 3,800 kg. In reparto sono stata di nuovo visitata da una Ostetrica. A seguito della manovra si verificarono piccole  perdite di sangue, ma la stessa ostetrica mi rassicurò dicendo che tali perdite erano da ritenersi normali.
Nella mattinata del ………..maggio, intorno alle 6, venivo accompagnata in sala parto e affidata alla dottoressa……………….. . Il travaglio, dopo alcune ore, si avviava a conclusione. Ma negli ultimi minuti del parto qualcosa non è andato come doveva ed è successo quello che è successo. 

Chiudo questa mia richiesta, riportando testualmente una frase inserita nella pagina web di presentazione dell’Azienda:
Nei confronti del paziente/utente l'Azienda intende offrire prestazioni che soddisfino non solo il suo fabbisogno sanitario, ma lo accolgono considerando l'interezza dei suoi bisogni (emotivi, socio culturali, psicologici ecc.) 
Confidiamo pertanto nella Sua Istituzionale disponibilità, non solo amministrativa, ma soprattutto solidale

Valentina, la paziente del letto 4o3
 n.b. allego documento originale in PDF  - Napoli 04 giugno 2019

28/03/19

Tutelare la buona assistenza senza se e senza ma


All’attenzione del Ministro della Salute, dottoressa Giulia Grillo

Mittente: Associazione Culturale No Comment – Progetto Medicina Solidale

Oggetto: Appello dei cittadini -utenti per la tutela e la qualità dell’Assistenza
Pubblica nei Presidi Ospedalieri della Campania



Sabotaggi, truffe e inadempienze. La Sanità Pubblica Campana, soprattutto quella che esercita il proprio mandato sul territorio napoletano (non tutta fortunatamente), continua a dare un immagine di sciatteria gestionale e morale che richiederebbe, per come vanno le cose, un atto di forza Istituzionale finalizzato a garantire (sempre) la qualità del bene salute ai cittadini ospedalizzati.
Un primario indagato per aver interrotto l’attività assistenziale, per motivi personali, del Servizio di cui era dirigente.
Una paziente tracheotomizzata abbandonata tra le formiche.
Un allarme salvavita per cardiopatici “zittito” da una graffetta di ferro.
Un pronto soccorso allagato per la presenza di materiale ostruttivo, ficcato volontariamente nelle tubature.
Furbetti del cartellino che invece di lavorare in corsia fanno altro.
Centinaia di badanti a pagamento che affollano i reparti a lunga degenza, per sopperire alle carenze degli Operatori Socio Sanitari.
La legge sul divieto di fumo disattesa.
La consultazione della propria cartella clinica, negata ai pazienti ricoverati.
Insomma servirebbe davvero un atto di forza Istituzionale, per mettere fine agli interessi di potere all’interno delle Aziende Sanitarie Pubbliche e alla pratica dei tornaconti personali di faccendieri asserviti alla malapolitica. Un atto di forza intransigente, capace di sbattere fuori dalla Sanità Pubblica i guastatori della buona assistenza. Un atto di forza di trasparenza, in grado di fare chiarezza anche sul sistema clientelare, denunciato da associazioni e politici, che ha favorito per anni l’arruolamento di personale a somministrazione nelle ASL , a danno del regime di mobilità, con migliaia di infermieri, OSS e amministrativi, assunti spesso solo tramite un semplice colloquio.

Gentilissima dottoressa Giulia Grillo, riassumendo i suggerimenti degli stessi cittadini ospedalizzati, ci permettiamo di riportarVi quanto essi si aspettano dal suo Mandato Istituzionale:
Sarebbe utile l’attivazione di un ufficio territoriale, dipendente direttamente dal Ministero della Salute, che raccolga e intervenga autonomamente su gravi segnalazioni inviate da utenti o associazioni.
Imporre ai servizi assistenziali ospedalieri la tracciabilità delle prestazioni erogate in tempo reale, su cartelle cliniche informatizzate e non scritte a penna con grafie illeggibili, attraverso un software non manipolabile.
Attivare la documentazione visiva degli interventi chirurgici e provvedere alla loro archiviazione per almeno 5 anni.

Come associazione, pur riconoscendo che la normativa attuale dispone che il controllo sul funzionamento dei servizi e sull’operato dei dipendenti spetta alle Direzioni Sanitarie e ai direttori dei Servizi Assistenziali, non possiamo non prendere atto che i fatti sopra riportati evidenziano una mancanza di attenzione e di coordinamento degli stessi uffici controllori, che legittimano severe riflessioni. Inoltre riteniamo siano da rivalutare, per il supporto medico-legale, le consegne infermieristiche, spesso non considerate dalla magistratura o addirittura “smarrite” o inesistenti. Documentazione indispensabile per ricostruire l’iter quotidiano del paziente ospedalizzato. E riteniamo utile, al fine della trasparenza assistenziale, che i coordinatori infermieristici relazionassero su un apposito registro, un rapporto scritto sulle consegne in esecuzione e da fare per il personale infermieristico e OSS.

Cordialmente, confidando in un fare concreto a tutela della buona assistenza
Antonio Alfano, presidente associazione culturale No Comment,
progetto Medicina Solidale


21/07/16

"All together", un bell'esempio di assistenza solidale



Abbiamo deciso di rendere pubblica questa bella storia di
“assistenza solidale” per dare visibilità alla Napoli del fare positivo, quella solidale ed efficiente, troppo spesso oscurata da una cronaca avara di buone notizie.

La storia:  

Ci troviamo nel recinto del Primo Policlinico di Napoli, ( piazza Miraglia) è un caldo pomeriggio di maggio, la dottoressa Salerno, cardiologa,  mentre sta recandosi a passo svelto presso il 3 padiglione per una consulenza, s’imbatte in un gruppo di persone, sembrano turisti in difficoltà. Li sente parlare in inglese, sono americani e sono preoccupati. La dottoressa parla discretamente l’inglese, così chiede di cosa hanno bisogno, forse informazioni sul centro antico pensa. Infatti non sono pochi i visitatori  di passaggio sulle vie dell’arte che scambiano la storica struttura ospedaliera per un museo.

Gesticolano e parlano i turisti, più di tutti una signora di mezza età, agitatissima
<<Siamo arrivati al Centro Antico su un taxi, dall’aeroporto di Capodichino per essere condotti in albergo >> racconta la signora << l’autista  è andato via con parte dei bagagli, facendo finta di non accorgersene,  solo allora ci siamo resi conto che probabilmente non era un vero tassista>>  la dottoressa cerca di rincuorarli, suggerendo di  chiamare la polizia. Ma la signora è sempre più agitata e le spiega  il perché << tempo fa sono stata operata all’intestino, adesso porto una sacca particolare all’altezza del fianco DX  che va cambiata periodicamente, tutto il materiale per curare la mia ferita era in una borsa su quel taxi>>

La dottoressa Salerno si rende conto che la signora è in forte stato di stress e anche se in compagnia di altri connazionali,  non poteva essere lasciata sola, così decide di chiedere la collaborazione del personale infermieristico del Servizio di Rianimazione, struttura nella quale stava recandosi. La signora, fatta accomodare nell’area filtro, viene prima calmata e poi osservata. Gli infermieri,  presa visione del problema, contattano telefonicamente Vincenzo, un collega non in servizio, specializzato nella gestione delle Stomie. Vincenzo, che di solito è sempre munito di campioni gratuiti, da il consenso ad accedere al proprio armadietto per prelevarne una confezione. Alla signora, ormai rasserenata, viene  rimossa la sacca quasi piena della Stomia, gli viene disinfettata la cute di appoggio e applicata una sacca nuova. Nell'accompagnarla all'ingresso gli vengono regalate le sacche messe a disposizione da Vincenzo e gli viene spiegato, visto che la signora insiste per sapere quanto e dove pagare, che nulla era dovuto per la  prestazione. La signora, che si chiama Lisa, a distanza di un mese ha voluto dare un segno di riconoscenza a questi operatori, inviando un pacco con qualche pensierino e i ringraziamenti, riportati su un cartoncino a cuoricino.
Un esempio di buona e bella Sanità che abbiamo segnalato anche all'Azienda Ospedaliera Policlinico, indirizzando una nota all'attenzione del Commissario Straordinario dott. Maurizio Di Mauro, il quale ha ritenuto giusto muovere un encomio scritto alle persone segnalate nella stessa nota.



Nota inviata al commissario straordinario dell’AOU dott. Di Mauro


Progetto Medicina Solidale
           Attestato di riconoscimento

Associazione culturale No Comment
Napoli, vicoletto 2° Limoncello 21 – 80138 Napoli

All'attenzione del  Commissario Straordinario dell’A.O.U. – S.U.N.  Dott.   Maurizio Di Mauro
Questa nostra per testimoniare riconoscenza
                                                                                    nei riguardi del personale infermieristico e OSS del Reparto di  Anestesia e Rianimazione dell’A.O.U. : Tommasina Esposito, Salvatore Vitiello, Gennaro Agozzino, Salvatore Improta e della Cardiologa dott.ssa Salerno che nel pomeriggio del 6 Maggio 2016 hanno prestato assistenza professionale e solidale ad una turista americana  portatrice di Stomia.  La signora, abbandonata in strada da un finto tassista che gli aveva sottratto “ per distrazione”  parte del bagaglio, tra cui la borsetta con l’occorrente utile alla gestione della Stomia si aggirava, indirizzata da una farmacia, nello spiazzo del Policlinico in cerca di aiuto. Il provvidenziale incontro con la Cardiologa, dottoressa  Salerno, che parla inglese, diretta per una consulenza al Servizio di Rianimazione, ha posto fine alla sua angoscia. La dottoressa resosi conto che la signora in forte stato di stress, anche se in compagnia di altri connazionali,  non poteva essere lasciata sola,  ha deciso di chiedere la collaborazione del personale infermieristico del Servizio di Rianimazione, struttura nella quale stava recandosi. La signora, fatta accomodare nell'area filtro è stata calmata. Gli infermieri, dopo presa visione del problema, contattano telefonicamente Vincenzo, un collega non in servizio, specializzato nella gestione delle Stomie. Vincenzo, che di solito è sempre munito di campioni gratuiti, da il consenso ad accedere al proprio armadietto e prelevarne una confezione. Alla signora, ormai rasserenata, viene  rimossa la sacca quasi piena della Stomia, gli viene disinfettata la cute di appoggio e applicata una sacca nuova. Nell'accompagnarla all'ingresso gli vengono regalate le sacche messe a disposizione da Vincenzo e gli viene spiegato, visto che la signora insiste per sapere quanto e dove pagare, che nulla era dovuto per la  prestazione. La signora, che si chiama Lisa, a distanza di un mese ha voluto dare un segno di riconoscenza a questi operatori, inviando un pacco con qualche pensierino e i ringraziamenti, riportati su un cartoncino a cuoricino. ( foto allegate )

 
Questo è un bell'esempio di Medicina Solidale - Un grazie di cuore agli operatori e all'Azienda A.O.U.
Tonya Tondi,
Coordinatrice del Progetto “Medicina Solidale” dell’associazione Culturale No Comment


30/09/13

Per non dimenticare le vittime della "mala assistenza"




Commozione, lacrime e anche un po’ di rabbia hanno caratterizzato la giornata conclusiva di questa iniziativa, finalizzata a promuovere l’attivazione di un ufficio Regionale che verifichi, all'interno delle strutture assistenziali, sia pubbliche che private, il livello di accoglienza alberghiera e il rispetto delle norme disposte, dal Ministero della Salute, per garantire il benessere psicofisico e la dignità del cittadino – paziente.
Nessuna risposta e nessun segnale ci sono giunti ne dal Ministro della Salute ne dal Presidente della Regione Campania, ai quali avevamo consegnato una formale richiesta di interessamento per questo doloroso aspetto negativo dell’Ospedalizzazione in Campania.
Ringraziamo Barbara N., Peppe M. e Claudia B. per aver  testimoniato,  raccontando attraverso il proprio dolore, una realtà che si tende a nascondere, per paura o ignoranza. Barbara e Claudia oggi orfani entrambi del papà.  
Ringraziamo invece i medici Luigi dell’ospedale Ascalesi e Antonio dell’Ospedale Incurabili, che  rappresentano il fare solidale di una medicina che non dimentica “la persona”
Ringraziamo Teresa e Giuseppe, che hanno ritirato il riconoscimento per la mamma Anna Mangiacapra, una O.S.S. del vecchio Policlinico, purtroppo deceduta. Una persona meravigliosa per come si occupava dei pazienti, con umanità e professionalità. Un esempio indimenticabile.  
Ringraziamo Marika , badante extracomunitaria, che con buona volontà, seguendo un protocollo di prevenzione LDD ha impedito e impedisce che le piaghe da decubito infettino la sua assistita, Maria, una nonnina di 98 anni e ringraziamo suo nipote Maurizio, per aver deciso di non ospedalizzare l’anziana zia, colpita da ictus,  e di praticargli le cure di riabilitazione in casa, tra le sue cose e i suoi ricordi.
Ringraziamo chiunque si dia da fare per umanizzare l’Ospedalizzazione.

Tonya, Valentina, Patrizia, Antonio, progetto Medicina Solidale dell’Associazione No Comment

Napoli , sintesi dell' incontro -manifestazione del 29 settembre 2013

25/09/13

Appello al Ministro della Salute, Onorevole Beatrice Lorenzin

Onorevole Ministro Lorenzin,
                                Affidiamo questa richiesta-appello,  alla Vostra sensibilità e alle Vostre competenze, affinché Vi adoperiate, istituzionalmente, per verificare e, nel caso, fare quanto in Vostro potere, per garantire che all'interno dei Presidi Ospedalieri pubblici e privati, presenti sul territorio Regionale Campano, siano tutelati la dignità e il conforto alberghiero che spettano al cittadino ospedalizzato.

Onorevole Ministro, della disumanizzazione presente nelle corsie degli ospedali Campani si parla poco e poche sono le denunce ad essa correlate. Una omertà motivata dalla paura“da paura assistenziale”, che costringe i “pazienti – ostaggio” al silenzio. La disumanizzazione riguarda soprattutto l’aspetto alberghiero del ricovero ospedaliero e il relativo comfort psico-fisico, spesso negato, che invece dovrebbe essere riservato, di diritto, al cittadino-paziente. Un "disservizio" tanto frequente, da spingere perfino le ASL a promuovere corsi ECM sulla umanizzazione dell’assistenza. Negli ultimi mesi , proprio da alcuni Presidi Ospedalieri cittadini ci sono giunte diverse segnalazioni da parte di parenti dei pazienti ricoverati , segnalazioni che, precisiamo, non mettono sotto accusa l' assistenza sanitaria, ma che denunciano invece il comportamento spesso inumano di una parte del personale addetto all'assistenza. A tutt’oggi, le figure professionali deputate all’accoglienza alberghiera e alla cura igienica del cittadino ospedalizzato non sembrano, perlomeno in base alle segnalazioni che ci arrivano dalle diverse realtà ospedaliere della Regione, adempiere in maniera ottimale ai compiti imposti dalle proprie competenze. Competenze che sempre più spesso vengono delegate, quasi in “ sub appaltato”, ai parenti degli stessi pazienti. Un fare che alimenta il proliferare di un mercato nero delle badanti di corsia, gestito da  faccendieri che, senza alcuna competenza professionale praticano, dietro compenso, il lavoro che dovrebbe essere svolto unicamente dal personale ausiliario di ruolo. Le chirurgie, i reparti ortopedici e neurologici , delle strutture Sanitarie Pubbliche, sono infestati da questi personaggi che circolano, non si sa a quale titolo, liberamente nelle corsie a caccia di clienti. Così che l’ordinaria pratica assistenziale dovuta al paziente, diventa un diritto a pagamento. Una cattiva abitudine che penalizza i ricoverati poveri o soli, impossibilitati a garantirsi l’attenzione alberghiera e la cura igienica della persona, come invece è previsto. Le piaghe da decubito, che straziano i pazienti anziani e oncologici, sono la prova più dolorosa di questo fare. Pur riconoscendo lo spirito di sacrificio e il senso del dovere di tanti infermieri e socio sanitari, non possiamo non prendere atto e segnalarVi che, per mancanza di controlli su inadempienze individuali e a volte sulla discutibile gestione di interi reparti, questa pratica è riscontrabile in molte Strutture Ospedaliere  Campane. Anche se in parte tale “disservizio” è riconducibile alle scarse risorse umane disponibili, questa "mala degenza" non può essere giustificata se dovuta alla mancanza di disponibilità professionale e alla svogliatezza di alcuni operatori, che negano di fatto i diritti più elementari del cittadino paziente: igiene personale, cambio biancheria e aiuto nella somministrazione del cibo.

Onorevole Ministro, era il 1979 quando per la prima volta viene pronunciata, in una lettera denuncia, la frase< perché non accada ad altri> a scriverla fu una mamma, la signora Maria Grazia, dopo che vide morire la propria bambina in ospedale , in condizioni disumane. A distanza di oltre 30 anni, la disumanizzazione che accompagna l’assistenza sanitaria in Italia, soprattutto al sud, non è stata del tutto estirpata. Il cittadino –paziente continua ad essere trattato da molti operatori, unicamente come soggetto di lavoro e non come persona.

Queste, Onorevole Ministro, le ragioni che motivano la nostra richiesta.

Cordialmente,

Antonietta Tondi, progetto Medicina Solidale associazione No Comment
Antonio Alfano, presidente associazione culturale No Comment

Napoli - settembre 2013


Progetto Medicina Solidale–Associazione culturale No Comment