30/04/20

SOS DALL'OSPEDALE DEL MARE


Nelle scorse settimane l’Ospedale del Mare si è trovato ad affrontare un afflusso di pazienti sospetti Covid sempre crescente, tanto che la direzione sanitaria ha predisposto che la degenza Me.C.A.U. venisse utilizzata per pazienti sospetti Covid. Una disponibilità resasi necessaria per affrontare l’emergenza sanitaria in corso sul territorio Campano. Il personale Medico, infermieristico e sociosanitario si è subito attivato e adeguato ai nuovi percorsi assistenziali, dando prova di abnegazione e preparazione professionale.
Ma i dispositivi messi a disposizione dal P.O., per tutelare il personale durante le pratiche assistenziali nella neo struttura con pazienti a rischio COVID,, riferiscono gli infermieri,  non corrispondono a quelli suggeriti  dall’I.S.S.  In data 20 aprile una nota a firma U.S.B. ( Unione Sindacale di Base) , Potere al Lavoro e USLA, indirizzata alla Direzione Generale ASL NA1, al Dirigente della Me.C.A.U.  e al Coordinatore infermieristico del reparto, riassumeva le criticità focalizzate dagli operatori : Mancanza di calzari, sostituiti da buste di plastica con rischio cadute, mascherine e camici inappropriati, mancanza di supporti di sostegno per i monitor e una finestra da riparare in una stanza degenti, con conseguente disservizio per la climatizzazione interna .
A distanza di quasi due settimane, l’Azienda non ha ancora risposto alla nota. Intanto la preoccupazione degli operatori cresce, soprattutto per non essere stati sottoposti al tampone cautelativo, come previsto per il personale impegnato nei reparti COVID. Soprattutto dopo che un dirigente medico della Medicina interna è risultato positivo al tampone, proprio in questi giorni. Un medico che  ha prestato servizio, anche se  saltuariamente, presso degenza Me.C.A.U.
E' doloroso, ma è bene ricordare all'Azienda che il prezzo di vite umane pagato dal personale sanitario italiano, in questi due mesi, nella lotta al Coronavirus, è stato altissimo, 153 medici e 37 infermieri. Spesso uccisi per mancanza di protezione adeguata

28/03/20

LA GUERRA AL COVID19, TRA CARENZE EROISMI E BURNOUT



Daniela aveva 34 anni , qualche giorno fa si è tolta la vita. Era infermiera presso la terapia intensiva dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Prima di lei un’altra infermiera di 49 anni si è suicidata in provincia di Venezia, anche lei con esperienza in reparti con pazienti affetti da COVID19. Forse hanno contribuito al tragico gesto, l’angoscia e la paura di essere state contagiate, forse le due operatrici hanno ceduto alla fatica fisica e mentale che erano costrette a sostenere ogni giorno per affrontare, con scarsi mezzi di protezione il virus assassino. Forse le ha spaventate la consapevolezza di non poter più contare sul fine turno per tornare a casa, mentre indaffarate, con la mascherina attaccata al viso sudato e irritato dal sale, correvano avanti e indietro per il reparto, senza neanche il tempo di andare al bagno.  Due suicidi che non sembrano giustificati da motivi personali ma probabilmente provocati dal quel male  oscuro denominato Burnout. Vi è omertà e scarsa letteratura in merito. A maggio 2019  l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sdoganato il Burnout considerandolo ufficialmente una sindrome, specificando che è un fenomeno da stress da lavoro, per il quale si può tentare una cura ma non è una condizione medica. Esaurimento, crollo psicofisico, spossamento, sensazioni di negatività, diminuzione del rendimento, soprattutto in quelle cosiddette professioni di aiuto tipo medici e infermieri, operatori che in questa guerra contro il COVID19, sono un esercito male armato e in sotto numero, con oltre 7000  contagiati. Le due infermiere, se emergeranno riscontri,  sono da considerare decedute per servizio.
Il contesto assistenziale nel quale lavoravano è denominata Area Critica, vi fanno parte i reparti di terapia intensiva, rianimazione e chirurgia d’urgenza.  All’interno di queste strutture le infezioni ospedaliere provocano, con o senza  COVID19, migliaia di decessi ogni anno. La mortalità causata negli ospedali italiani dalle infezioni nosocomiali nel 2016 ha registrato 49.301 decessi.  L'Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue, nel nostro paese la possibilità di contrarre infezioni più o meno gravi durante un ricovero ospedaliero è del 6%, con 530 mila casi all'anno, il dato è stato reso pubblico dal Rapporto Osservasalute  2018 presentato  il 15 maggio 2019 a Roma.  Dal 2003 al 2016, il tasso di mortalità per infezioni contratte in ospedale è raddoppiato sia per gli uomini che per le donne, soprattutto per i pazienti  dai 75 anni in su, con tassi più elevati nel Centro e nel Nord e valori più bassi nelle regioni meridionali.
Circa l’80% delle infezioni ospedaliere riguardano il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio, le infezioni sistemiche,  le polmoniti. L’uso intenso di antibiotici e di cateterismi vascolari hanno di fatto favorito infezioni soprattutto nei pazienti di area critica. Fino a qualche decennio fa le infezioni ospedaliere erano in gran parte imputabili a batteri gram-negativi, come E. coli e Klebsiella pneumoniae in seguito, per il forte utilizzo di antibiotici e del maggiore utilizzo di presidi sanitari con componenti in plastica, sono aumentate le infezioni sostenute da gram-positivi,  Enterococchi e Stafilococcus epidermidis, e infezioni da miceti, come la Candida, mentre sono diminuite quelle sostenute da gram-negativi. Nelle terapie intensive e nelle rianimazioni i pazienti vengono spesso aggrediti dai batteri del genere  Pseudomonas e Pseudomonas aeruginosa, questi batteri sono presenti in tutti i continenti, nel terreno e nell’acqua,  prediligono gli ambienti umidi, come i servizi igienici o le piscine non disinfettate a dovere, sono stati rilevati anche sotto le ascelle o nelle parti intime di soggetti apparentemente sani. Insomma sono batteri che proliferano in mancanza di una adeguata igiene e che possono infettare sangue, ossa, orecchie, occhi, vie urinarie, valvole cardiache, polmoni e ferite chirurgiche. Alcuni dispositivi medici, come i cateteri vescicali o venosi o le cannule endotracheali, se non attentamente gestiti, con medicamenti sterili e sostituzioni periodiche, possono diventare veicoli di infezioni. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), sono una complicanza frequente dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria e comportano costi elevati di vite umane e di spesa per il servizio sanitario nazionale.
La sorveglianza delle ICA, è uno strumento essenziale per monitorare il trend epidemiologico, indispensabile per coadiuvare  gli interventi di prevenzione nell’assistenza del paziente ospedalizzato. Una circolare del 1985, la n° 52/85, dispone che in ogni presidio ospedaliero venga istituita una Commissione tecnica responsabile della lotta contro le Infezioni ospedaliere. Nell’attuale emergenza sanitaria, scatenata dal COVID19, sono state evidenziate diverse criticità negli Ospedali Pubblici e privati, dovute spesso alla scarsità di presidi elementari indispensabili per tutelare la salute dei pazienti e degli operatori. Inoltre cosa non da poco, manca un numero adeguato di personale formato all’emergenza. Non tutti i laureati in scienze infermieristiche hanno frequentato, durante il corso, le rianimazioni o le terapie intensive e il personale in servizio, in molte aziende sanitarie, non sempre è sottoposto al regime di mobilità interna periodica, utile per acquisire competenze infermieristiche in altri settori assistenziali. Ciò ha inibito in parte, nonostante il senso di abnegazione dimostrato dal personale paramedico,  la velocità  operativa in corsia contro l’aggressività del COVID19. L’uso degli aspiratori, la conoscenza di utilizzo dei ventilatori meccanici, la manutenzione degli accessi venosi centrali (CVC), la manutenzione e il posizionamento delle maschere N.I.V. , richiedono una formazione infermieristica che non si può improvvisare, ma che va programmata per tempo. Per quanto riguarda la prevenzione delle infezioni nosocomiali,  la normativa impone al personale medico,  infermieristico e OSS, in servizio nei reparti di terapia intensiva e di rianimazione, la immediata sostituzione dopo ogni singolo contatto paziente-operatore, del camice monouso, della mascherina e dei guanti.

 L’emergenza COVID19 ha evidenziato, per settimane, carenze di approvvigionamento e di disponibilità di materiale monouso, sia nelle farmacie interne agli ospedali che nelle ASL, carenze che hanno esposto a rischio infettivo pazienti e operatori sanitari e che si stanno manifestando tragicamente a distanza di tempo, ne sono la prova i 51 medici morti sul campo dell’assistenza di base . La cifra dei decessi, 969 nelle sole 24 ore tra il 27e il 28 marzo, in gran parte pazienti adulti già afflitti da altre patologie e anziani, conferma che il COVID19, uccide prevalentemente soggetti a rischio, come cardiopatici, diabetici cronici e post chirurgici critici, dunque quando il Ministero della Salute e la Protezione Civile riferiscono che una parte delle vittime sono decedute  “con il Coronavirus e non da Coronavirus” non è del tutto sbagliato. Come non è del tutto sbagliato, ma resta una ipotesi,  sospettare che forse durante l’emergenza da “mancanza presidi” le infezioni nosocomiali, abbiano avuto un ruolo nefasto durante la prima fase della pandemia.
                                     Antonio Alfano

14/03/20

COVID -19, come cercare di evitarlo

Il COVID19 provoca una polmonite interstiziale bilaterale acuta, causando un danno alveolare diffuso, con produzione di muchi purulenti. Provoca un edema dei setti alveolari diffuso, con infiltrazione di cellule infiammatorie, proliferazione dei fibroblasti e ispessimento delle pareti alveolari, Con conseguente collasso degli spazi aerei, che provocano senso di soffocamento. Durante il percorso aggressivo dell'infezione, possono svilupparsi anche trombi nelle piccole arterie.
I sintomi si manifestano con improvvisa comparsa di febbre, tosse e difficoltà respiratoria. L’incubazione del virus è di circa due settimane, dal 6 al 14 giorno ( se sfortunatamente siamo stati infettati e non ne siamo immuni) si manifestano i problemi sopra descritti, fino ad arrivare ad una seria insufficienza respiratoria che richiede il supporto di una ventilazione esterna.  Questo il motivo per il quale servono, in numero considerevole, aspiratori dotati di sondini sterili per la rimozione dei muchi e ventilatori polmonari per l’erogazione di ossigeno centralizzato
Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:


  • la saliva, tossendo e starnutendo

    • contatti diretti personali
    • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi
    E' indispensabile, per tutelare la nostra salute e quella dei nostri cari,  rispettare le indicazioni di sicurezza imposte dal Ministero della Salute  e dalle amministrazioni locali 


    CORONAVIRUS L'ASL NA1 CHIEDE AIUTO AI SANITARI IN PENSIONE

    Per colpa del contagio o per malattia, il numero dei medici e degli infermieri in servizio presso i Presidi Ospedalieri Nazionali si è molto ridotto. Soprattutto presso i reparti di terapia intensiva e di rianimazione. Una emergenza che si risolverà solo in parte, con l'assunzione di migliaia di neo laureati in scienze infermieristiche e di medici specializzandi. Nella situazione attuale sarebbe utile richiamare in "servizio volontario" l'esperienza preziosa di infermieri che hanno prestato lavoro, per anni, in strutture si Area Critica. La loro conoscenza nell'uso di attrezzature, come gli aspiratori e i ventilatori polmonari e le competenze acquisite nella gestione dei pazienti infetti li rendono preziosi in questa emergenza COVID-19

    Sappiamo che l'ASL NA1 sta contattando l'ex personale medico e paramedico in pensione, per un arruolamento volontario di 6 mesi, pagato a gettone di presenza. Invitiamo i medici e gli infermieri, che saranno contattati, a rendersi disponibili, naturalmente solo se nelle condizioni fisiche ottimali e  personali, a ritornare in corsia per contribuire a gestire e a risolvere questo grave momento, per la salute pubblica . Concordiamo e promuoviamo l'iniziativa dell'ASL NA1

    Antonio Alfano, progetto Medicina Solidale della No Comment

    Nel questo video i piccoli gesti quotidiani che possono salvarci dall'infezione. Semplici abitudini da praticare tornando a casa dopo aver svolto una commissione o aver fatto la spesa  




    Mascherine, c'è chi si inventa la sanificazione per riutilizzarle

    Napoli - Le mascherine mancano, così nei quartieri più popolari, se non sono state utilizzate in luoghi critici, alcune famiglie hanno cominciato a riciclarle, mettendole 10 minuti in acqua calda, senza strofinarle, con alcune gocce di Amuchina. Poi le fanno asciugare al sole per 3 ore, per essere riutilizzate. Non abbiamo le competenze per dire se il trattamento ha validità sanificatrice, ma la realtà sulla disponibilità dei presidi è quella che è . In ogni caso pensiamo che debbano essere distribuite gratuitamente, dal Comune o dall'ASL in base alle uscite e al numero dei componenti dei nuclei familiari

    Dati In Italia dal 14 marzo 2020







    23/12/19

    Da Verona un aiuto solidale per L.C.

    Riportiamo commossi, la sintesi di un gesto solidale voluto da un gruppo di cittadini Veronesi, in visita a Napoli nel novembre scorso. Ricordando che : solo i fatti fanno i fatti!
    In data 20 novembre 2019 , Antonio Alfano presidente dell'associazione No Comment, ha depositato in sede 100 euro da utilizzare per il progetto "Medicina Solidale", donati da un gruppo di  cittadini Veronesi.  La somma, incentivata con altri 10 euro dall'associazione, è stata spesa a beneficio del piccolo L. C. di mesi 7, affetto da Sindrome di West, dando ai genitori la possibilità di rifornirsi, presso un negozio specializzato, di articoli utili al benessere e alla crescita del piccolo. Come di prassi alleghiamo le ricevute fiscali. Pubblichiamo anche una foto del gruppo di benefattori, procurata da Antonio .
    Un grazie e un abbraccio solidale agli amici di Verona,

    Antonietta Tondi,
    coordinatrice  del progetto "Medicina Solidale della No Comment

    Napoli 23 dicembre 2019









    15/11/19

    Campania, Assistenza Sanitaria in affanno


    La chiamano sospensione esterna “da tetto di spesa”, ma è la solita fregatura annuale, alla quale i napoletani ci stanno facendo il callo, Napoli forse è l’unica città italiana ad usufruire della sanità pubblica “in convenzione” a mesi alterni. Tanto per cominciare dal 1 novembre e fino a gennaio 2020 i centri convenzionati per le prestazioni mediche specialistiche, come cardiologia, radiologia e i laboratori di analisi cliniche, praticheranno le prestazioni solo a pagamento. E’ il solito crudele disservizio che ogni anno, con la scusa dello sforamento di spesa, costringerà migliaia di utenti a fare code interminabili alle ASL per praticare un prelievo ematico o per vedersi inseriti in liste di attese inaccettabili per ottenere la prenotazione relativa ad un esame strumentale ritenuto “indispensabile” dal proprio medico curante. Così alla fine tanti cittadini napoletani rinunceranno al diritto alle cure o metteranno mano al portafoglio. Intanto negli ospedali e nelle ASL l’assistenza è in affanno, mancano medici, infermieri e socio sanitari e non bastano neanche i migliaia di precari arruolati tramite le agenzie interinali che adesso chiedono, dopo anni di servizio, la stabilizzazione. Nelle ultime settimane  questi operatori hanno promosso varie manifestazioni sotto la sede della Regione, per  chiedere di essere assunti,  nonostante molti   risultino firmatari di un contratto a tempo indeterminato con le agenzie a somministrazione. Stessa cosa chiedono gli operatori presenti nelle graduatorie a scorrimento di concorsi già effettuati e i comandati “prestati” da altre Regioni. Una bella gatta da pelare per l’amministrazione De Luca. Ma oltre al disagio dei cittadini ospedalizzati, si registrano purtroppo anche l’aumento degli episodi di violenza, consumati quasi quotidianamente, contro il personale dei pronto soccorso, ben 87 negli ultimi 10 mesi . Arriveranno telecamere e poliziotti, come richiesto dalle associazioni di categoria e dai sindacati? Verificheremo. Sul territorio cittadino manca quasi del tutto l’Assistenza Domiciliare Integrata, ASL e Ospedali pubblici non hanno Servizi Centralizzati Riabilitativi per  neonati e in  molti reparti di Terapia Intensiva Neonatale mancano aree di accoglienza per i genitori. I centri convenzionati per le terapie riabilitative forniscono disponibilità da tempi biblici e, addirittura, in alcuni casi si va oltre i 2 anni di attesa. Mancano logopedisti e fisioterapisti neonatali. Ci sono famiglie che si sono indebitate per garantire ai figli le cure ritenute  indispensabili sui fogli delle dimissioni ospedaliere ma, nei fatti, impossibili da ottenere nei tempi previsti. Per gli anziani e i disabili la situazione è anche più drammatica, in Campania nascono come funghi le case famiglia per assisterli, ma chi controlla la qualità del servizio? La cronaca giudiziaria segnala, ogni anno,  decine di episodi di cattiva gestione in molte di queste strutture.  E tanti pazienti, soprattutto i più piccoli, continuano ad emigrare verso le strutture assistenziali del nord, dove le liste di attesa sono meno critiche e i servizi più organizzati.
    È comunque possibile ottenere il rimborso di esami clinici o di laboratorio , nonché di consulenze praticate in regime di Intramoenia, attraverso l’attivazione, da parte del proprio medico del codice di priorità sulla prescrizione. Il medico dovrà usare il codice U (urgente) per ottenere la prestazione entro 72 ore o userà il codice B (breve) per ottenere  la prestazione entro 10 giorni e il  codice D (differibile) per usufruire  entro 30 giorni della specialistica. Sempre con il codice D i giorni saranno  60 per la diagnostica. C’è infine il codice P ( programmabile). Se si superano questi tempi il cittadino ha il diritto a chiedere il rimborso per gli esami praticati a pagamento, il modulo è reperibile presso l’ASL di appartenenza e la richiesta di rimborso va indirizzata al Direttore Generale della ASL
    Antonio Alfano


    Bimbi obesi, Campania maglia nera


    La percentuale dei bambini Campani in sovrappeso è salita al 28%, mentre i "bimbi obesi" hanno raggiunto la quota allarmante del 21% . Per gli adulti i dati, forniti DALL'ISTAT e dal ministero della Salute, sono ancora più preoccupanti , risulta che il 48% dei campani maschi sono in sovrappeso, mentre le donne sono il 41%. Abitudini alimentari "senza controllo" suggerite, in parte, anche da una cultura popolare convinta, specie sulla crescita del bambino, che più si mangia e più si sta bene. Nel mondo sono oltre un miliardo gli individui in sovrappeso, gli obesi sono quasi 300 milioni, 130 milioni solo in Europa. 22 milioni sono bambini -

    22/08/19

    La paziente del letto 403


    Delle 458.151nascite registrate in Italia nel 2018, per circa 1000 di loro è stata diagnosticata l’ Encefalopatia ipossico- ischemica, patologia in parte provocata dalle conseguenze di un parto prematuro o da una rara matrice genetica, ma per la maggior parte imputabile ad una cattiva pratica medica. Il danno cerebrale per il neonato, rilevabile da subito attraverso l’EEG e la RM,  è  spesso devastante, arginabile nelle prime 6 ore di vita con la "terapia del freddo", che limita i danni cerebrali ma non li recupera. Il futuro del nascituro da parto asfittico sarà compromesso per sempre, come anche la qualità di vita della sua famiglia.

    Pubblichiamo la straziante testimonianza di una giovane mamma che entrata sorridendo in sala parto ne è uscita senza più un futuro normale per lei e per il suo bambino. Ha cercato risposte Valentina, risposte che non sono mai arrivate. Nella stessa giornata, nel medesimo Presidio Ospedaliero, nella medesima sala parto una partoriente, lasciata sola,  vede scivolare la propria figlia  dal grembo, cadere a faccia a terra e morire. 
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    All’attenzione del Direttore Sanitario: Dott…………………………………
    E.P.C. All’attenzione del Direttore Generale: Dott. …………………….

    Dott…………………….sono Valentina…………., una paziente dell’ Azienda Ospedaliera, dimessa il ………….

    Sono stata ricoverata il …….maggio 2019 presso il Dipartimento ad Attività integrata Materno Infantile diretto dal professore………………………………………………………il ,  in sala parto ho dato alla luce mio figlio Luigi.  L’ho visto mentre lo tiravano via da me sporco di sangue. I miei genitori e quelli di mio marito erano in corridoio e se lo sono visto passare sotto gli occhi, in incubatrice, intubato e scuro in volto. Erano più o meno le 10,20  Luigi veniva ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale per difficoltà respiratorie. Da quel momento nessuno ha saputo, o voluto dirmi cosa è successo.           -    Dott. ………….., non potete neanche immaginare quanta disperazione e quanta angoscia hanno accompagnato quei momenti e le ore a seguire. E quanta disperazione e quanta angoscia ancora viviamo io, mio marito e i nostri cari per un evento che da gioioso si è trasformato in dramma. Nessuno sa, o non vuole spiegarci, cosa è accaduto nelle ultime fasi del parto. Ci hanno lasciati soli, senza alcun supporto psicologico. Spariti tutti,  a cominciare dal mio ginecologo personale, lo stesso professore…………, che non è mai venuto a visitarmi in reparto e che a tutt’oggi  non ci ha neanche contattati telefonicamente.  Sono diventata per tutti,  solo la paziente sfortunata del letto 403.
    Parto asfittico, questa la diagnosi del ricovero alla T.I.N. - Ma cosa l’ha provocato?  La risonanza magnetica ha evidenziato danni cerebrali al cervello del piccolo Luigi, che ora è ricoverato in Sub Intensiva, sempre presso l’ Azienda Ospedaliera …………………
    Durante tutto il periodo della gravidanza, gli esami clinici e strumentali sono sempre stati ottimi. Sia per me che per il bambino. Anche in sala parto il monitoraggio strumentale era ottimo. Ero li, ero lucidissima - Aspettavamo questo figlio da 7 anni. Cosa è successo?
    Dott…………, io e mio marito Le chiediamo, come genitori e come cittadini-utenti, di promuovere un incontro, presso il Suo ufficio, con il ginecologo e l’ ostetrica che hanno seguito il mio percorso assistenziale e le fasi del mio travaglio in sala parto. Un incontro che io e mio marito riteniamo doveroso concedere alla nostra angoscia e alla nostra disperazione. 
    In supporto a tale richiesta porto all’attenzione delle Vostre competenze professionali e Istituzionali quanto segue: In data ………maggio 2019 giungevo al pronto soccorso ostetrico dell’Azienda. Dopo la visita ambulatoriale completa di esami, venivo ricoverata al IV° piano della struttura sopra menzionata.  Espressi la volontà per un parto con taglio cesareo, motivato dal mio bacino piccolo e dal peso del bambino che si aggirava sui 3,800 kg. In reparto sono stata di nuovo visitata da una Ostetrica. A seguito della manovra si verificarono piccole  perdite di sangue, ma la stessa ostetrica mi rassicurò dicendo che tali perdite erano da ritenersi normali.
    Nella mattinata del ………..maggio, intorno alle 6, venivo accompagnata in sala parto e affidata alla dottoressa……………….. . Il travaglio, dopo alcune ore, si avviava a conclusione. Ma negli ultimi minuti del parto qualcosa non è andato come doveva ed è successo quello che è successo. 

    Chiudo questa mia richiesta, riportando testualmente una frase inserita nella pagina web di presentazione dell’Azienda:
    Nei confronti del paziente/utente l'Azienda intende offrire prestazioni che soddisfino non solo il suo fabbisogno sanitario, ma lo accolgono considerando l'interezza dei suoi bisogni (emotivi, socio culturali, psicologici ecc.) 
    Confidiamo pertanto nella Sua Istituzionale disponibilità, non solo amministrativa, ma soprattutto solidale

    Valentina, la paziente del letto 4o3
     n.b. allego documento originale in PDF  - Napoli 04 giugno 2019

    28/03/19

    Tutelare la buona assistenza senza se e senza ma


    All’attenzione del Ministro della Salute, dottoressa Giulia Grillo

    Mittente: Associazione Culturale No Comment – Progetto Medicina Solidale

    Oggetto: Appello dei cittadini -utenti per la tutela e la qualità dell’Assistenza
    Pubblica nei Presidi Ospedalieri della Campania



    Sabotaggi, truffe e inadempienze. La Sanità Pubblica Campana, soprattutto quella che esercita il proprio mandato sul territorio napoletano (non tutta fortunatamente), continua a dare un immagine di sciatteria gestionale e morale che richiederebbe, per come vanno le cose, un atto di forza Istituzionale finalizzato a garantire (sempre) la qualità del bene salute ai cittadini ospedalizzati.
    Un primario indagato per aver interrotto l’attività assistenziale, per motivi personali, del Servizio di cui era dirigente.
    Una paziente tracheotomizzata abbandonata tra le formiche.
    Un allarme salvavita per cardiopatici “zittito” da una graffetta di ferro.
    Un pronto soccorso allagato per la presenza di materiale ostruttivo, ficcato volontariamente nelle tubature.
    Furbetti del cartellino che invece di lavorare in corsia fanno altro.
    Centinaia di badanti a pagamento che affollano i reparti a lunga degenza, per sopperire alle carenze degli Operatori Socio Sanitari.
    La legge sul divieto di fumo disattesa.
    La consultazione della propria cartella clinica, negata ai pazienti ricoverati.
    Insomma servirebbe davvero un atto di forza Istituzionale, per mettere fine agli interessi di potere all’interno delle Aziende Sanitarie Pubbliche e alla pratica dei tornaconti personali di faccendieri asserviti alla malapolitica. Un atto di forza intransigente, capace di sbattere fuori dalla Sanità Pubblica i guastatori della buona assistenza. Un atto di forza di trasparenza, in grado di fare chiarezza anche sul sistema clientelare, denunciato da associazioni e politici, che ha favorito per anni l’arruolamento di personale a somministrazione nelle ASL , a danno del regime di mobilità, con migliaia di infermieri, OSS e amministrativi, assunti spesso solo tramite un semplice colloquio.

    Gentilissima dottoressa Giulia Grillo, riassumendo i suggerimenti degli stessi cittadini ospedalizzati, ci permettiamo di riportarVi quanto essi si aspettano dal suo Mandato Istituzionale:
    Sarebbe utile l’attivazione di un ufficio territoriale, dipendente direttamente dal Ministero della Salute, che raccolga e intervenga autonomamente su gravi segnalazioni inviate da utenti o associazioni.
    Imporre ai servizi assistenziali ospedalieri la tracciabilità delle prestazioni erogate in tempo reale, su cartelle cliniche informatizzate e non scritte a penna con grafie illeggibili, attraverso un software non manipolabile.
    Attivare la documentazione visiva degli interventi chirurgici e provvedere alla loro archiviazione per almeno 5 anni.

    Come associazione, pur riconoscendo che la normativa attuale dispone che il controllo sul funzionamento dei servizi e sull’operato dei dipendenti spetta alle Direzioni Sanitarie e ai direttori dei Servizi Assistenziali, non possiamo non prendere atto che i fatti sopra riportati evidenziano una mancanza di attenzione e di coordinamento degli stessi uffici controllori, che legittimano severe riflessioni. Inoltre riteniamo siano da rivalutare, per il supporto medico-legale, le consegne infermieristiche, spesso non considerate dalla magistratura o addirittura “smarrite” o inesistenti. Documentazione indispensabile per ricostruire l’iter quotidiano del paziente ospedalizzato. E riteniamo utile, al fine della trasparenza assistenziale, che i coordinatori infermieristici relazionassero su un apposito registro, un rapporto scritto sulle consegne in esecuzione e da fare per il personale infermieristico e OSS.

    Cordialmente, confidando in un fare concreto a tutela della buona assistenza
    Antonio Alfano, presidente associazione culturale No Comment,
    progetto Medicina Solidale


    21/07/16

    "All together", un bell'esempio di assistenza solidale



    Abbiamo deciso di rendere pubblica questa bella storia di
    “assistenza solidale” per dare visibilità alla Napoli del fare positivo, quella solidale ed efficiente, troppo spesso oscurata da una cronaca avara di buone notizie.

    La storia:  

    Ci troviamo nel recinto del Primo Policlinico di Napoli, ( piazza Miraglia) è un caldo pomeriggio di maggio, la dottoressa Salerno, cardiologa,  mentre sta recandosi a passo svelto presso il 3 padiglione per una consulenza, s’imbatte in un gruppo di persone, sembrano turisti in difficoltà. Li sente parlare in inglese, sono americani e sono preoccupati. La dottoressa parla discretamente l’inglese, così chiede di cosa hanno bisogno, forse informazioni sul centro antico pensa. Infatti non sono pochi i visitatori  di passaggio sulle vie dell’arte che scambiano la storica struttura ospedaliera per un museo.

    Gesticolano e parlano i turisti, più di tutti una signora di mezza età, agitatissima
    <<Siamo arrivati al Centro Antico su un taxi, dall’aeroporto di Capodichino per essere condotti in albergo >> racconta la signora << l’autista  è andato via con parte dei bagagli, facendo finta di non accorgersene,  solo allora ci siamo resi conto che probabilmente non era un vero tassista>>  la dottoressa cerca di rincuorarli, suggerendo di  chiamare la polizia. Ma la signora è sempre più agitata e le spiega  il perché << tempo fa sono stata operata all’intestino, adesso porto una sacca particolare all’altezza del fianco DX  che va cambiata periodicamente, tutto il materiale per curare la mia ferita era in una borsa su quel taxi>>

    La dottoressa Salerno si rende conto che la signora è in forte stato di stress e anche se in compagnia di altri connazionali,  non poteva essere lasciata sola, così decide di chiedere la collaborazione del personale infermieristico del Servizio di Rianimazione, struttura nella quale stava recandosi. La signora, fatta accomodare nell’area filtro, viene prima calmata e poi osservata. Gli infermieri,  presa visione del problema, contattano telefonicamente Vincenzo, un collega non in servizio, specializzato nella gestione delle Stomie. Vincenzo, che di solito è sempre munito di campioni gratuiti, da il consenso ad accedere al proprio armadietto per prelevarne una confezione. Alla signora, ormai rasserenata, viene  rimossa la sacca quasi piena della Stomia, gli viene disinfettata la cute di appoggio e applicata una sacca nuova. Nell'accompagnarla all'ingresso gli vengono regalate le sacche messe a disposizione da Vincenzo e gli viene spiegato, visto che la signora insiste per sapere quanto e dove pagare, che nulla era dovuto per la  prestazione. La signora, che si chiama Lisa, a distanza di un mese ha voluto dare un segno di riconoscenza a questi operatori, inviando un pacco con qualche pensierino e i ringraziamenti, riportati su un cartoncino a cuoricino.
    Un esempio di buona e bella Sanità che abbiamo segnalato anche all'Azienda Ospedaliera Policlinico, indirizzando una nota all'attenzione del Commissario Straordinario dott. Maurizio Di Mauro, il quale ha ritenuto giusto muovere un encomio scritto alle persone segnalate nella stessa nota.



    Nota inviata al commissario straordinario dell’AOU dott. Di Mauro


    Progetto Medicina Solidale
               Attestato di riconoscimento

    Associazione culturale No Comment
    Napoli, vicoletto 2° Limoncello 21 – 80138 Napoli

    All'attenzione del  Commissario Straordinario dell’A.O.U. – S.U.N.  Dott.   Maurizio Di Mauro
    Questa nostra per testimoniare riconoscenza
                                                                                        nei riguardi del personale infermieristico e OSS del Reparto di  Anestesia e Rianimazione dell’A.O.U. : Tommasina Esposito, Salvatore Vitiello, Gennaro Agozzino, Salvatore Improta e della Cardiologa dott.ssa Salerno che nel pomeriggio del 6 Maggio 2016 hanno prestato assistenza professionale e solidale ad una turista americana  portatrice di Stomia.  La signora, abbandonata in strada da un finto tassista che gli aveva sottratto “ per distrazione”  parte del bagaglio, tra cui la borsetta con l’occorrente utile alla gestione della Stomia si aggirava, indirizzata da una farmacia, nello spiazzo del Policlinico in cerca di aiuto. Il provvidenziale incontro con la Cardiologa, dottoressa  Salerno, che parla inglese, diretta per una consulenza al Servizio di Rianimazione, ha posto fine alla sua angoscia. La dottoressa resosi conto che la signora in forte stato di stress, anche se in compagnia di altri connazionali,  non poteva essere lasciata sola,  ha deciso di chiedere la collaborazione del personale infermieristico del Servizio di Rianimazione, struttura nella quale stava recandosi. La signora, fatta accomodare nell'area filtro è stata calmata. Gli infermieri, dopo presa visione del problema, contattano telefonicamente Vincenzo, un collega non in servizio, specializzato nella gestione delle Stomie. Vincenzo, che di solito è sempre munito di campioni gratuiti, da il consenso ad accedere al proprio armadietto e prelevarne una confezione. Alla signora, ormai rasserenata, viene  rimossa la sacca quasi piena della Stomia, gli viene disinfettata la cute di appoggio e applicata una sacca nuova. Nell'accompagnarla all'ingresso gli vengono regalate le sacche messe a disposizione da Vincenzo e gli viene spiegato, visto che la signora insiste per sapere quanto e dove pagare, che nulla era dovuto per la  prestazione. La signora, che si chiama Lisa, a distanza di un mese ha voluto dare un segno di riconoscenza a questi operatori, inviando un pacco con qualche pensierino e i ringraziamenti, riportati su un cartoncino a cuoricino. ( foto allegate )

     
    Questo è un bell'esempio di Medicina Solidale - Un grazie di cuore agli operatori e all'Azienda A.O.U.
    Tonya Tondi,
    Coordinatrice del Progetto “Medicina Solidale” dell’associazione Culturale No Comment